Il Canto dei giornalisti

 

L’amico Paolo Alberto Valenti mi chiede una riflessione sull'Italia a proposito della crisi del giornalismo. Sento, sento che se apro quella porta, ne uscirà un flusso di parole che non saprò incanalare. Allora sbircio dalla serratura. Filtra l’eco di una canzoncina: parole parole parole... Invasione! 200 africani a Ventimiglia... 3.000 a Calais... 122.000 arrivati in Italia nel 2016... 220.000 arrivati in un solo giorno... al concerto di Vasco Rossi, cazzo! La crisi economica è alle spalle... sparite finanza sovranazionale, mafie... ignorati riarmo globale, debito dello Stato, evasione fiscale, fallimento delle amministrazioni pubbliche... la polvere dei migranti è stata nascosta sotto il tappeto a Tripoli, bel suol d’amor.

 

Per la meccanica quantistica, l’osservatore crea la realtà; come il giornalista.

 

Mi fa venire in mente una barzelletta che girava negli USA. Sai come si distingue un avvocato da un cane spiaccicato sull’autostrada? Se ci sono segni di frenate, era un cane. Di chi è la colpa della crisi del giornalismo? Ma che c’entra?! C’entra perché la stessa barzelletta girava a proposito dei giornalisti. Presenti esclusi, s’intende.

 

Vogliate scusare, amici, il mio cristiano invito ad un’autocritica per le parole, azioni ed omissioni del passato. Ho dimenticato i pensieri? A chi si pensa, quando si scrive un articolo o un titolo? In gennaio 1991, un autorevole quotidiano titolò a tutta pagina 10.000 tonnellate di bombe intelligenti; 8 morti. Pensai che se avessero scaricato sull’Iraq la stessa quantità di stupide patate, ci sarebbero stati più di otto morti. E non ho più comprato nessun giornale. Una crisi di rigetto... è all’origine della crisi del giornalismo? Anni prima, avevo detto addio ad una carriera universitaria, avendo capito che per tutta la vita, avrei dovuto far finta d’insegnare. Fu una decisione saggia, in linea con un consiglio di Monsieur Paul Veyriras, grande manitù degli studi inglesi a Lione. Il suo discorso di benvenuto, nell’aula magna gremita il primo giorno, si era concluso col più fervido augurio:

 

  • L’anglais, c’est comme le journalisme: ça mène à tout. L’important, c’est d’en sortir.

 

Parlava della crisi del giornalismo? L’adolescenza è una crisi? La vecchiaia è una crisi? La crisi è una crisi? Tutto cambia, da sempre, e tutto si mantiene proprio perché tutto si trasforma, dalla Sicilia del Gattopardo in su, ma anche in giù a quanto sembra.

 

Si cambia se si è vivi, punto. Si chiama vivere, punto esclamativo!

 

Il consiglio migliore che abbia ricevuto in una vita di cambiamenti fu una sola parola sussurrata nel buio – un buio profondo: Accetta. Il mio angelo mi conosceva bene, quindi non era un invito alla rassegnazione. Semplificando una complessità, diciamo che si deve accettare la pioggia come il sole, darsi da fare per rimediare una cerata e un cappello di paglia, e pedalare! Questa crisi riguarda l’adolescenza o la vecchiaia del giornalismo? Per chi rimarrà sotto le macerie, sarà stata una crisi di vecchiaia; per chi saprà reinventarsi, una crisi d’adolescenza, tutto qui.

 

Sono nato e cresciuto a Lione, città dove ci furono le prime rivolte contro la meccanizzazione, e i primi massacri che annunciavano la più micidiale Comune di Parigi. Stiamo vivendo una rivoluzione simile e i giornalisti, volenti o nolenti, sono in prima linea. Possono scegliere: stare sulle barricate, oppure in mezzo ai corazzieri ZZ! Trattasi di uno sfottò Risorgimentale anti-austriaco, poi ripreso a Parigi nel ’68: CRS SS!

 

Il Quotidiano era un Tempio eretto per l’incontro tra il Verbo di Colui che scrive con quelli che leggono. Oggi, giornalisti e lettori si mescolano, quasi si confondono sui quotidiani online. I lettori scrivono un commento, e leggono i commenti altrui più dell’articolo stesso. A volte il giornalista-blogger-sottopagato si butta nella mischia commentando un commento. Lo spazio dato ai commentatori offre informazioni utili alla Redazione come all’osservatore esterno: numero, livello culturale, indirizzo politico dei lettori attivi, ecc. Per una stessa notizia, si possono paragonare non solo gli articoli, ma anche le migliaia di commenti sguaiati di un Daily Mail con le centinaia di commenti elaborati di un New York Times. La “tiratura” del giornale online, che stabilisce le entrate pubblicitarie, è il numero dei clic. Si può valutare un giornale dalla qualità di articoli e commenti, e dal numero di trappole a clic: il video del micino carino, la straordinaria scoperta sul buco nero in cinque righe che non basterebbero per spiegare le fasi della luna, ecc. E se clicchi il micino col buco nero, domani avrai il bau-bau con la cometa. Cucina di assemblaggio e servizio alla carta: il lettore è anche Direttore Cuoco della propria copia. Un giornale online di Milano, una volta autorevole, offre quasi lo stesso servizio dell’ANSA online: stesso titolo, stesso pezzo di un solo lungo periodo, ma suddiviso in tableaux, come al cabaret. Si deve cliccare 8-10 volte per ottenere un’informazione compiuta semplicissima. Il lettore verrà subissato di pubblicità relative a quel campo d’interesse, sugli altri siti che visiterà. Conosciamo tutti il fenomeno. I giornalisti e i lettori interattivi appartengono ormai ad uno stesso sistema di cui sono vittime passive. Avete notato la finezza, cari amici? Tutti interattivi passivi... E la carità mi vieta di evocare i software che scrivono “articoli” basati su una struttura costante di dati variabili: borsa, meteo, sport, ecc. Un robot extraterrestre ruba il lavoro del giornalista di carne che difende il suo osso: 10 euro a cartella, come un traduttore. Da studente-cameriere a Londra, non mi offendevo per una mancia, quindi posso capire che i giornalisti siano trattati da camerieri di McDonald. Lo sono diventati?

 

Potrei concludere con una citazione: « “perché?” e “per chi?” hanno la stessa etimologia. »* Perché e per chi fare il giornalista oggi?

 

La cosa mi riguarda? No, visto che non sono giornalista, ma da fine poliglotta, traduco giornalista in cittadino. Giro quindi la domanda a tutti e a me stesso: Perché e per chi fare il cittadino, oggi? Una volta, l’impegno di cittadini e cittadine aveva un obiettivo unico, una trinità divina che fu divisa in tre: Divide et impera. Quell’idéale unitario, sempre tagliato in tre per meglio schiacciarlo, era “Libertà & Uguaglianza & Fraternità”. Quei cittadini e cittadine conoscevano Le chant des Canuts – Il Canto dei Tessitori di Lione. Era un canto fiero, per nulla lamentoso, un canto rivoluzionario anche se Aristide Bruand lo scrisse anni dopo i massacri degli operai... no, dei Maestri dell’artigianato della seta, diventato industria con le macchine tessili di  Jacquard. Pensate, amici giornalisti, all’etimologia di testo – participio passato di tessere – e capirete di quali tessitori sto parlando.

 

Il ritornello del canto rivoluzionario era – è – un’autodiagnosi spietata e necessaria. Lo canticchiavo ridendo, a 7 anni, Place Rouville, alla Croix-Rousse. Chi conosce Lione sa che da lassù, si può sostenere lo sguardo della Basilica di Fourvière, oltre la Saône, piantata a fine ‘800 su “la collina che prega” per sorvegliare “la collina che lavora”. Il verso finale del ritornello “nous allons tout nus”, fu modificato dai gones, i figli dei tessitori, per meglio rendere l’idea: « C’est nous les canuts, nous allons l’ cul nu. »

 

Jean Santilli

 

* Urbino, Italia – Lettere Marziane, di Anonimo Marzianino (Edizioni “Terra et ...”)

 

 

L’autore

 Jean Santilli scrive nei generi non-fiction letteraria e fiction, oltre a saggi (filosofia, archeologia, educazione, didattica, ecc.) in italiano, francese e inglese.

 Dopo essersi laureato in lingua e letteratura inglese e nordamericana a Lyon II (Francia), insegna per un anno come lecturer presso il dipartimento d’inglese della California State University San José. Avendo rapidamente fatto il giro della questione accademica in due paesi, si trasferisce in Italia. A Urbino, città natale di Raffaello, intraprende il proprio piccolo “rinascimento” creando un centro di ricerca & formazione per docenti ed educatori. Il LaVoratorio Metadisciplinare si rivolgeva al grande pubblico col nome di Club Ceramica Selvaggia. La sua azione era ampliata da una casa editrice interna:  Edizioni “Terra & …” (testi e video in cinque lingue, distribuiti dalla rete europea del Club). Il Club Ceramica Selvaggia si è evoluto, diventando una rete conversazionale mondiale impegnata in attività educative, sociali e culturali di tipo profit / non profit.

 Tale esperienza fu riassunta in un saggio: The Oregon Vision – An Educational Approach to the New Frontier. Il manoscritto fu registrato alla National Library dello Stato dell’Oregon con i ringraziamenti del Governatore, dopo che fosse stato spedito alla Casa Bianca (in 2009.)

 Il suo ultimo lavoro, scritto sul tono del presente articolo, è in corso di pubblicazione in inglese, francese e italiano: Nostra Signora Dea & Il femminicidio degli Eroi - Vasta “decostruzione” di credenze archeologiche, lungo il Filo di Arianna: dai templi neolitici di Malta alla Grecia dell’Età del Bronzo e del periodo Classico. La sua importanza in altri ambiti oggi; la sua importanza per il nostro domani. (Pdf integrale disponibile per gli amici di Club Media Italie).

Qualche altra pubblicazione

Vedere la pagina dell’autore su un sito accademico di San Francisco https://independent.academia.edu/JeanSantilli

 

 

 

 

 

 

 

Edito

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