Essi erano oppressi per motivi politico-religiosi.
Essi emigrarono.
Essi attraversarono un mare.
Essi raggiunsero una terra.
Essi erano i Conquistadores.
Essi diventarono i Padri Fondatori.
Essi colonizzarono il proprio Nuovo Mondo.
Essi ridussero in schiavitù parte dei suoi abitanti e massacrarono tutti gli altri. Essi lo fecero per ubbidire a un ordine di Dio.
Essi si distinguono così da un’infinità d’invasori meno evoluti.
Condannati dalla propria avidità e prosperità, i colonizzatori si moltiplicarono poi si divisero in una dozzina di tribù che si disprezzavano e combattevano a vicenda.
Finirono colonizzati da un Impero privo del minimo mandato divino.
I burocrati e i religiosi come i commercianti e gli artigiani collaborarono con l’invasore che finì coll’assimilarli.
I contadini furono espropriati e ridotti in schiavitù sulle proprie terre.
Non dimenticarono mai il diverso trattamento.
Molti emigrarono, a volte come cittadini dell’Impero. Le loro identità si differenziarono ulteriormente, influenzate dalle culture ospitanti, come sempre.
Più tardi, in Europa, e soltanto in Europa, subirono una persecuzione perché avevano avuto la parte del cattivo in una tragedia leggendaria, pilastro di una nuova religione dominante.
La frusta dell’Ingiustizia e il flagello della Violenza li separarono dal gregge delle pecore bianche, nere per loro.
Formarono piccole comunità, diverse tra loro e unite dalla stessa bigotteria elitaria.
Una persecuzione che non elimina gli oppressi li rafforza.
È il principio stesso della resilienza.
Il sistema “persecuzione & bigotteria elitaria” conservò le scarse specificità di questi umani, impedendo loro di mescolarsi con gli altri e sparire, secondo una modalità che avviene da sempre, ovunque e nel simbolo al vertice di questa pagina.
Nel secolo scorso, la persecuzione giunse a un parossismo che rinforzò la loro coscienza identitaria oltre ogni verosimiglianza.
Vediamo come, in tre punti.
1.Un genocidio doveva mettere fine alla loro esistenza.
2.Grazie a Dio, un massacro generalizzato mise fine al genocidio.
3.Quelli che sfuggirono al genocidio erano cittadini dei paesi più diversi. Si presentarono come un popolo, come una nazione senza patria. Mentre evocavano il sacro nome della Patria Perduta da far rinascere, si prosternavano come davanti a un idolo.
Quel paese era esistito solo come l’Araba Fenice in una mitologia religiosa. Rinacque dalle sue ceneri in una mitologia nazionalista, bugiarda e interessata come tutte le altre.
Dopo la Seconda Guerra mondiale, un minestrone umano invase un paese in corso di decolonizzazione.
Quella spedizione coloniale multinazionale ebbe il supporto delle potenze vittoriose occidentali, per motivi geopolitici legati all’approvvigionamento in petrolio e al controllo delle rotte marittime.
Riconobbero i territori conquistati come nuovo Stato e lo trattarono da amico e alleato strategico. La sua creazione gioiosa fu l’occasione dell’espulsione di 750.000 autoctoni, che ebbero almeno la fortuna di non essere massacrati. Furono ammassati nella parte non conquistata del paese e nei paesi vicini, in immensi campi di concentramento.
I giornalisti li chiamarono “campi profughi”.
Da anni, approfittando di tensioni regionali saggiamente coltivate, il nuovo Stato, rimasto senza Costituzione né frontiere, invade poi annette al proprio territorio delle porzioni di Stati vicini, «per la propria sicurezza», secondo una dottrina che incoraggia le inimicizie. Lo Stato invaso più debole è riconosciuto da tutti gli Stati del mondo, o quasi. Fanno eccezione le potenze occidentali e i loro vassalli. Così, nessuna sanzione prova mai a fermare le violazioni sistematiche delle leggi internazionali da parte dello Stato dominante.
Ormai, il paese più debole è stato ridotto a due regioni accerchiate dagli invasori. La più grande è anche occupata. La sua popolazione subisce ogni giorno delle umiliazioni, delle espropriazioni forzate, delle incarcerazioni per punire le minime reazioni verbali, e degli omicidi mirati al fine di prevenire reazioni violente.
La più piccola, secondo i giornalisti, è una “enclave”. La parola significa “chiuso a chiave”. Probabilmente, questi giornalisti chiamerebbero enclave un cuore pulsante rimasto chiuso a chiave in un corpo invaso dal cancro.
18 mesi fa, quel cuore esplose.
Ovviamente, i governanti del paese dominante se l’aspettavano. Avevano fatto del loro meglio perché esplodesse. Conquistatori bigotti e ipocriti, avevano suscitato la reazione violente di cui avevano bisogno per attaccare, mantenendo lo statuto ufficiale di vittime che si difendono agli occhi dei loro padrini occidentali e dei popoli democratici, puntualmente informati dai giornalisti.
L’esplosione di violenze fu l’occasione tanto attesa per lanciare la soluzione definitiva. Non la chiamarono «La Soluzione Finale» perché il copyright era già stato depositato da altri grandi criminali della Storia.
Da 18 mesi, le città dell’enclave sono rase al suolo dai bombardamenti e i terreni agricoli sono distrutti dai bulldozer.
La regione controllata dagli occupanti è più fortunata. Distruggono solo le case e le strade degli abitanti incarcerati e torturati per normali esigenze securitarie. Distruggono solo i villaggi di cui occupano le terre agricole, per istallarvi nuovi coloni venuti dal mondo intero.
L’altro ieri, di nuovo, i giornalisti hanno denunciato un noto scandalo. L’enclave è sull’orlo della catastrofe. La popolazione è sull’orlo della carestia. I bambini sono sull’orlo di una malnutrizione fatale.
In chiaro, c’è gente che muore di fame e di sete, ma “sull’orlo”, cioè in numero inferiore di quanti muoiono bombardati all’ingrosso oppure assassinati al dettaglio da tiratori improvvisati e da tiratori scelti.
Questi criminali sono “sull’orlo” di un orgasmo.
I buoni cristiani li invitano a una tregua, in latino: «genocidus interruptus».
Ieri, cedendo a pressioni internazionali, il criminale di guerra che governa il paese dominante disse di aver restaurato minime forniture d’acqua, allorché aveva solo sputato in faccia a bambini morti di sete. I giornalisti hanno riportato le sue parole rassicuranti, evocando la fine dell’embargo.
Oggi, l’indignazione è tale che tre potenze occidentali hanno picchiato il pugno sul tavolo. Minacciano la cessazione eventuale delle forniture d’armi al paese dominante, e delle sanzioni economiche se la situazione delle vittime non migliora urgentemente, nei prossimi mesi.
Hanno il senso dello humour. Non è quello di cui parlò Christian Bouche-Villeneuve, alias Chris Marker, quando disse: «Lo humour è la cortesia della disperazione».
24 maggio 2025
Jean Santilli
P.S. Il titolo dell’articolo e il simbolo che l’introduce indicano la soluzione. Come i due colori che s’incrociano nel simbolo, come fanno tutti i popoli che s’incontrano e si combattono, Israele e Palestina dovranno “unirsi & sparire” nel colore verde di un nuovo Stato, di un vero Stato, in cui le vecchie credenze rimarranno al loro posto: nel cuore e nell’anima dei credenti.
Sarà possibile tra qualche generazione, quando gli altri stati regionali si saranno uniti, come lo hanno fatto altri nemici eterni in Europa, dopo una catastrofe.
Questa visione è nata da un altro dramma.
L’U.T.P. – Un cambio di paradigma per il Medio Oriente fu pubblicato nel 2014, mentre un altro “stato” religioso senza frontiere devastava la regione: l’ISIS.
Si può leggere e scaricare la versione italiana al seguente link: https://www.academia.edu/8576358
Questo articolo indica tutti i responsabili di orrori che durano da decenni e del genocidio in corso.
Scritto in maggio 2025, completa quello di ottobre 2024:
«Israele! Smetti di manipolare il senso di colpa dell’Europa!»
Si può leggere e scaricare:
https://www.academia.edu/125290160
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