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Due occhi strabici sul pianeta Lione

Il cubo verde fluorescente che ancora domina le rive della Saona, nel quartiere della Confluence, oggi sembra fissare il vuoto. Un tempo simbolo di un’ambizione europea e mediatica senza precedenti, è ormai il relitto di un progetto mal gestito, frainteso e, alla fine, abbandonato.

Pensato dallo studio Jakob + MacFarlane come manifesto di un’architettura d’avanguardia, il “cubo verde” doveva incarnare la modernità della televisione paneuropea Euronews. In realtà ne è diventato il sepolcro. Progettato per abbagliare più che per funzionare, l’edificio si è rivelato inadatto a una redazione multilingue che lavora ininterrottamente in tredici lingue: un solo studio per l’intero canale, spazi compartimentati, un’acustica ingestibile. In ogni dettaglio emergeva la contraddizione tra il gesto di design e la missione del mezzo.

Occhi spalancati sulla Saona

Le celebri aperture “a vortice”, pensate per catturare la luce del fiume, non hanno mai inondato gli uffici di altro che di un bagliore freddo, molto apprezzato soprattutto dalle colonie di piccioni che vi hanno preso casa (forse quella miscela di verde pisello e color piombo piccione basta da sola a dare le vertigini). Quegli “occhi strabici” affacciati sulla Saona sono diventati, più che altro, il simbolo della miopia di un progetto municipale troppo ansioso di darsi arie da Silicon Valley europea, senza però comprenderne davvero le logiche profonde.

Fin dal trasferimento alla Confluence, la tv europea è entrata in una spirale di licenziamenti, crollo degli ascolti e disimpegno politico. Lo spirito di cooperazione paneuropea, orgoglioso principio fondatore degli anni Novanta nato da un progetto italiano, si è scontrato con la brutalità di un mercato audiovisivo globalizzato. Tra ristrutturazioni, ondate di licenziamenti e perdita d’identità editoriale, Euronews si è svuotata progressivamente, fino alla decisione del trasferimento lontano da Lione: un fallimento collettivo, tanto locale quanto europeo.

Oggi il cubo resta lì, declassato a curiosità architettonica, affittato di tanto in tanto per eventi o uffici temporanei. Il “polo media” immaginato dal Comune, invece, non è mai davvero nato.

La Confluence doveva essere il quartiere del futuro; è diventata la metafora perfetta del nostro tempo: brillante in superficie, disfunzionale in profondità, una vetrina senza laboratorio. Sulle rive della Saona, gli occhi del cubo restano aperti, affacciati sul nulla.

Totem europeo a buon mercato

Quando Euronews sceglie Lione nel 1993, la città si regala un totem europeo a buon mercato: una tv multilingue chiamata a incarnare uno sguardo “altro” sull’attualità internazionale, lontano dalle capitali e dai loro giochi di influenza. Di fronte a Monaco e Valencia, e anche grazie all’efficienza della diplomazia francese, Lione si impone allora più come compromesso geografico e politico che come opzione strategica naturale.

Vent’anni dopo, il trasferimento del quartier generale alla Confluence, dentro il famoso cubo verde, avrebbe dovuto consacrare la metropoli come vetrina mediatica del continente, al centro di un quartiere presentato come laboratorio urbano del futuro. L’inaugurazione del 2015 avviene in grande stile: 10.000 metri quadrati, 800 dipendenti, un edificio “iconico”, un piano industriale ambizioso e la promessa di un polo dei media capace di attirare radio, stampa regionale e grandi eventi. Un polo destinato — nelle intenzioni — a trasformare Lione in una vera capitale, non soltanto in un’importante città di provincia francese.

Che cosa resta della Confluence?

La partenza ufficiale di Euronews per Bruxelles nel 2024, con 178 posti di lavoro cancellati dalla mappa lionese e un cubo verde ormai senza un vero acquirente o locatario, chiude brutalmente quella parentesi. Lascia dietro di sé un edificio troppo grande, troppo costoso, divenuto il sintomo di un urbanismo di facciata che scambia l’attrattività internazionale per una strategia economica reale.

Sulla carta, la Confluence resta un quartiere “sostenibile” e innovativo, destinato a concentrare migliaia di impieghi terziari e abitazioni modello. Ma il fallimento del polo dei media e il vuoto persistente attorno al totem Euronews mostrano i limiti di una politica che punta sull’architettura spettacolare per costruire un racconto metropolitano senza garantirne le condizioni di durata. Lione voleva un’emittente europea per consolidare la propria marca; si ritrova con un cubo vuoto che racconta, a modo suo, la fragilità del sogno europeo e delle sue messe in scena urbane.

Le cube sur les berges de la Saône 

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