“La storia è una favola al servizio dei potenti, di cui perpetua all’infinito la memoria, trascurando il destino della stragrande maggioranza degli esseri umani”. Christian De Brie
L’assenza di un concetto di difesa militare europea (con relativa e organica struttura), che si definisca in modo indipendente da tutte le potenze non europee, è il limite che le dinamiche della NATO avevano di fatto imposto e che oggi gli USA rinfacciano agli europei con un bel po’ di faccia tosta. Di fatto molte nazioni europee spesso hanno seguito gli Stati Uniti nelle loro imprese belliche (Iraq, Libia, Afghanistan…) a volte senza avere alcun vero interesse strategico se non quello di tenersi buono il potente alleato. Che la sicurezza dei confini debba essere presa in carico è un compito permanente per uno stato sovrano, tuttavia in molti casi in Europa non ci troviamo in presenza di stati sovrani ma di stati vassalli. In Italia la costante dagli anni Quaranta ad oggi è la presenza dell’esercito a stelle e strisce, armato di tutto punto, negli snodi strategici più importanti della penisola. Si può solo aggiungere che il concetto di sicurezza di uno stato è una dimensione multifattoriale che in Italia registra dagli anni Novanta anche la gestione di minacce che potrebbero nascere lontano dal territorio metropolitano.
PREPARATEVI A MORIRE
L’anno scorso il capo di stato maggiore francese Fabien Mandon aveva fatto scandalo nel dire che la Francia, “deve accettare in futuro di perdere i suoi figli”. Che un capo di stato maggiore di un qualunque paese decida di chiarire questo concetto in tv suona strano: il mestiere delle armi prevede più degli altri l’evento morte anche in giovane età e non solo in tempi di guerra. Voleva alludere a una nuova carneficina tipo prima guerra mondiale? Oppure abbiamo fatto l’incredibile scoperta che la relativa pace non è uno stato acquisito per sempre? Il reale obiettivo di questo genere di affermazioni appare soprattutto propagandistico: molti leader europei prospettano un futuro imminente in cui si debba ingaggiare in battaglia la Russia come se l’attuale guerra in Ucraina (già largamente rifornita di armi da buona parte dell’Occidente) sia solo un preludio. Ma non basta. Il fatto di andare allo scontro con Mosca viene dipinto come una cosa piacevolmente ovvia mentre si favoleggia di piani moscoviti d’invasione dell’Europa, probabilmente largamente inattuabili. Se poi l’onnisciente CIA ne è al corrente che li renda pubblici! Avremo almeno il modo di verificarli. Non c’è bisogno di essere il più brillante allievo di West Point o a capo di qualche mirabolante Think tank atlantico per capire che un paese elefantiaco come la Russia (che disporrebbe di una economia inferiore a quella spagnola, non era questo quello che si diceva?) non solo non ha alcun realistico interesse ad abbeverare i cavalli dei cosacchi sul Danubio o sull’Ebro (quasi in secca) dopo una guerra di attrito largamente insostenibile davanti a una popolazione di 400 milioni di europei, senza contare che in Europa ci sono ampie zone montuose più inespugnabili dell’Afghanistan. Ma di cosa stanno parlando? È anche così difficile capire che se seriamente attaccata la Russia non esiterà ad adoperare la sua preponderante forza atomica e che la vastità e i sistemi elettronici del suo esercito saranno sempre in grado di distruggere buona parte dell’Europa e degli USA?
Quello che sicuramente è assodato riguarda le 12 basi costruite dalla Cia fra il 2016 e il 2021 al confine con la Russia e in collaborazione con gli ucraini come ha rilevato non il Cremlino ma il New York Times mentre il Wall Street Journal ha documentato come dal 2014 la Nato abbia addestrato 10 mila soldati ucraini all’anno. Ve lo immaginate cosa significherebbe riarmare adesso Cuba magari anche con soli 30 mila soldati russi e i loro strumenti?
CONFLITTI AL GRADO ZERO
L’altro dato capitale è che le guerre tradizionali sono finite: lo dimostrano sia l’Ucraina che il Medio Oriente dove droni, elettronica e razzi più veloci della “luce” la fanno da padroni. Gli anni della bella morte con bandiera e fucile in mano sono preistoria. Tuttavia molte menti illuminate d’occidente continuano a sventolare la minaccia dell’invasione russa come se fossimo agli albori della guerra fredda. Anche le parole di una nota commentatrice (quella che in televisione bacchettava il Professor Orsini sentenziando che solo andando in Ucraina si possono fare delle analisi adeguate) in uno degli ultimi numeri di The Economist sostiene in sostanza che l’Europa deve smettere di pensare alla guerra come a qualcosa che “fanno gli altri” e prepararsi davvero, sul piano politico e psicologico, all’ipotesi di dover difendere se stessa. Sul concetto del difendersi niente da eccepire, sul concetto di aver già designato un nemico la retorica occidentale è evidentemente convinta che gli europei siano una povera massa di imbecilli.
Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, dopo aver proclamato una società inclusiva e globalizzata in cui dovremmo essere tutti partecipi del bene comune, dopo aver messo al bando la guerra, i lager e tutte le nefandezze di nazifascismo, razzismo, colonialismo, schiavismo adesso innestiamo la retromarcia e torniamo a comportarci come il presidente americano John Kennedy che respingeva l’infame minaccia sovietica a Cuba nascondendo il fatto che ben prima delle atomiche piazzate da Nikita Sergeevič Chruščëv lui aveva già piantumato Puglia e Anatolia di micidiali missili Jupiter pronti a radere al suolo tutte le città sovietiche. Le lezioni della storia non sono servite a nulla. Qui in Europa sembra ancora di sentire riecheggiare i discorsi di Hitler: “Io non ho mai cercato la guerra anzi ho fatto di tutto per evitarla – discorso al Reichstag dell’11 dicembre 1941 – Se il Reich non avesse con i suoi soldati impugnato le armi davanti a questo nemico (l’Unione Sovietica) si sarebbe scatenato sull’Europa un turbine che avrebbe una volta per sempre annientato la ridicola idea britannica della conservazione dell’equilibrio europeo in tutta la sua scemenza e stupidità.” Il discorso era quello roboante intitolato “Le schiaccianti colpe di Franklin Delano Roosevelt”.

NON SAPERE COS’E’ LA GUERRA
Mi auguro che gli analisti coscienziosi sappiano bene cos’è la guerra, chi è il vero guerriero, quali sono gli effetti terminali delle nostre azioni strategiche e politiche, delle nostre invettive. Hitler voleva disintegrare il comunismo e ha finito per regalare 40 anni di comunismo a metà della Germania e a tutta l’Europa dell’est avendo dimostrato, come essere umano, la più infame vigliaccheria che la storia ricordi con un suicidio nascosto in mezzo alle macerie reali e morali di una sciagura politica che ha innescato lo sterminio totale grazie all’uso inumano delle tecnoscienze. Secondo l’intelligenza artificiale il numero dei morti causati dal nazifascismo in tutto il mondo supera i 70 milioni di esseri umani. Anche la retorica di paragonare costantemente il nazismo al comunismo è semplicemente una bestemmia come pensare che la pace sia solo un problema di cannoni.
“L’EGOISMO È STUPIDO”
Nelle visioni incoerenti di tanti commentatori d’occidente ritrovo quanto veniva stigmatizzato a ragione da Igino Giordani (politico degli albori democristiani poi cofondatore dei Focolarini) nel suo “L’inutilità della guerra”. Le sue sono parole di una attualità sconcertante quando scrive: “I paesi egoisti, i quali disponendo di spazio, di materie prime, serrano le porte all’immigrazione e negano lavoro ai disoccupati stranieri, preparano materiali di guerra, per la corta veduta di un egoismo senza fantasia e rischiano di perdere in spese di riarmo e in conflitti una ricchezza immensamente più alta di quanta momentaneamente sembrano perdere. L’egoismo è stupido”.

Peraltro lo sforzo intellettuale per giustificare il riarmo europeo risale alla sapienza scaduta degli antichi: si vis pacem para bellum. Un po’ come dire: se vuoi la salute spaccati una gamba. Il motto latino poteva andare bene per una società di antichi guerrieri oggi è preistoria. Nessuno invece che citi Sant’Agostino, ben più lungimirante dei pagani: “aquirere vel obtinere pacem pace” che vale a dire conquistare la pace con la pace non con le armi (Chruščëv non si sarebbe mai sognato di portare le atomiche a Cuba se le atomiche statunitensi non fossero già state piazzate a pochi minuti di volo dall’Unione Sovietica). La verità vera è quella che sentenzia ancora Giordani: “sottoporre il popolo ad uno sforzo per riarmarsi superiore alle sue forze porta alla guerra: le industrie che avranno fabbricato le armi avranno bisogno di consumarle per non dover chiudere in fallimento”. Ma che razza di società e di politica è quella che invece di costruire ospedali e scuole, di cui c’è un disperato bisogno in tutta Europa, brucia le risorse finanziarie, per giunta prendendole a prestito, per armamenti che qualunque atomica polverizzerà? Questa è l’Europa che abbiamo costruito? E la nostra diplomazia, quella vera, dove si è nascosta?
EVOLUZIONE INACCETTABILE
Per chiudere il cerchio bisogna tornare al concetto della guerra e del guerriero. L’opera mefitica iniziata col primo conflitto mondiale e perfettamente completata dalle dinamiche delle guerre innescate da Hitler e poi dall’utilizzo contro il Giappone della bomba atomica statunitense prevede in prima istanza lo sterminio del senso di umanità grazie all’applicazione delle tecnoscienze per l’annientamento totale del nemico. Nel Novecento il soldato ha oltrepassato tutti i limiti che lo mantenevano umano ed è diventato un semplice addetto alle macchine capaci di triturare milioni di esseri umani. La sua azione non ha più onore perché un soldato, il vero soldato, non può trattare con violenza e uccidere persone disarmate, donne, bambini, anziani neanche per sbaglio. Il nazismo (anche attraverso la vasta distribuzione di droghe sintetiche che fecero dei combattenti della Wehrmacht dei veri e propri “soldati chimici” epurati da sentimenti, paure ed emozioni) ha sdoganato il criminale in divisa che ha portato sul campo di battaglia lo stesso furore delinquenziale col quale fascismo e nazismo si erano imposti in Italia e Germania. Siamo molto oltre il perimetro di quanto scrisse il cinese Sun Tsu (V secolo a.C.) e in parte anche il prussiano Clausewitz (i massimi filosofi del concetto “guerra”) sulla natura della violenza legittima da esercitare sul nemico. L’approccio di Sun Tsu è molto moderato e parla di grande rispetto del nemico e di un morigerato uso delle armi. Clausewitz, in quanto occidentale, è molto più ambiguo e meno cavalleresco in materia.
UNA STORIA DI PAURA
L’escalation delle minacce e dei conflitti è mossa in prevalenza da fortissimi interessi economici ma un ruolo capitale lo ha sempre la paura. La guerra fredda può veramente leggersi come la storia di una lunga paura reciproca che è stata spezzata non dall’Occidente ma dalla saggezza di un presidente sovietico, Mikhail Gorbachev. Un politico che non ha avuto paura e che a dispetto di quanto ancora sia considerato in patria, ha fatto veramente la storia. Immaginatevi se ci fosse stato Hitler al Cremlino cosa avrebbe combinato: Stati Uniti e Gran Bretagna sarebbero ancora rovine fumanti. Dal versante americano, in campo politico, invece si salva probabilmente solo il senatore William Fulbright che da ideologo della guerra fredda ne divenne il suo maggiore detrattore quando scrisse: “Né dalle file del governo, né da quelle del Congresso si è mai alzata nulla più di qualche sparuta, isolata voce a suggerire come la politica sovietica in Europa potesse essere ispirata da esigenze di sicurezza, magari patologiche, della stessa Unione Sovietica piuttosto che dall’obiettivo di conquistare il mondo. Praticamente nessuno tra le persone di potere, si dimostrava ricettivo rispetto all’ipotesi che la minaccia sovietica riflettesse una debolezza più che una forza e fosse sostenuta dal ricordo del 1919 quando le potenze occidentali erano intervenute nel tentativo, pur non troppo convinto, di strangolare ‘il mostro bolscevico’ nella culla. La nostra stessa politica si è formata senza il contributo di una opposizione costruttiva”.
Ho ritenuto di proporre con forza queste scarne riflessioni perché la salvezza sta soprattutto nella verità. Se i colleghi giornalisti di grandi testate e delle televisioni internazionali garantiranno servizi informativi onesti, veritieri, coerenti la distensione potrà finalmente regnare contro ogni menzogna. Evitiamo di trasformare le menzogne in storia che è esattamente quello che fanno le dittature.
Paolo Alberto Valenti, Presidente di ClubMediaItalie, ex OF3 Italian Army
“La storia è una favola al servizio dei potenti, di cui perpetua all’infinito la memoria, trascurando il destino della stragrande maggioranza degli esseri umani”. Christian De Brie